IL brigantaggio, come protesta sociale, che imperò sulle nostre montagne dal 1860 al 1870 e che fece danni di ogni genere alle popolazioni locali, non aveva risolto nessuno dei problemi, che lo avevano provocato: la miseria, la fame di terra, la sottoccupazione, l’oppressione dei proprietari terrieri, la mancanza d’ogni prospettiva per il futuro, specie per le giovani generazioni.

Ma per uscire da questo stato di indigenza e di sottosviluppo plurisecolare, non c’era altra soluzione che quella di abbandonare tutto e di tentare la buona sorte nei paesi esteri, specie nel nord Europa, più ricchi e fortunati che offrivano maggiori possibilità di vita e di lavoro.

Già molti italiani, pressati dalle medesime necessità già prima dell’Unità d’Italia e dal brigantaggio nostrano, avevano preso questa risoluzione.

Strada non facile anzi irta di ostacoli, di incognite e di tribolazioni: lasciare il proprio paese (nostalgia), i propri cari, andare incontro all’ignoto, all’avventura, al capriccio della fortuna, e una volta raggiunto il paese ospitante: lavori umilianti, pesanti, pericolosi, problemi di lingua di ambiente e di (religione).

In compenso però c’era il pane certo per se e per la propria famiglia e la possibilità di metter(si) da parte dei risparmi con i quali, al ritorno in Patria, dopo un periodo più o meno lungo, di acquistare una casa, un pezzo di terra, o un locale per dar vita ad un’attività commerciale ed artigianale.

I primi emigranti di Picinisco.

Da un censimento inglese del 1861 risulta che il contingente giunto dalla Ciociaria, specie da alcuni paesi della Valle di Liri e della Val Comino, era considerevole – Espressamente menzionati i gruppi provenienti dalle Fontidune e Valle Porcina del comune di Picinisco e da Mortale di Casalattico.

  • Nel 1861 i figli di italiani nati in Gran Bretagna erano complessivamente 4608 ( 4449 nati nella Bretagna e nel Galles e 119 nati in Scozia) almeno 194 italiani vi si trovavano prima dell’unità d’italia.
  • La colonia italiana più numerosa era a Londra: quartiere Clerkenwell, operante intorno alla chiesa di S. Pietro, iniziata a costruirsi nel 1844 proprio dagli italiani ed inaugurata il 1864.
  • Una comunità formata soprattutto da musici ambulanti, che giravano per le strade, suonando l’organo a manovella ed improvvisando (pochi trattamenti) per pochi centesimi (pennies).
  • Emigrati italiani: figurinai (fabbricanti o venditori di statuette) ed arrotini.
  • Una delle prime attività in cui gli emigrati Piciniscani primeggiarono fu quella di fare da modelli per artisti inglesi. Molti di questi, prima di Londra erano stati a Parigi, assunti da varie scuole d’arte.
  • Personaggio chiave di tutta l’emigrazione era il “padrone”.
  • Vero collante tra gli emigranti Italiani in Gran Bretagna era lo spirito di Italianità.

 Musicanti di Casalattico

Dalle caldarroste ai primi gelatai.

Intorno al 1880 l’organo a manovella cominciò a perdere d’importanza a causa anche dell’eccessivo numero di suonatori ambulanti, mentre era in ascesa l’industria della ristorazione ed i servizi ad essa connessa come la vendita di panini e di caldarroste.

 Gelataio per le strade di Londra, dal libro 'Street Life in London' (1877) di John Thomson e Adolphe Smith

 

  • D’inverno per le vie di Londra si vendevano le caldarroste (fatte venire dagli italiani in gran quantità dai “padroni”) gli addetti giravano per le strade con carrettini a mano (moccolo acceso e recipiente) con organetto a mano per segnalare la loro presenza. D’estate le caldarroste si sostituivano con i gelati.
  • I gelati: Agli inizi il gelato veniva preparato nelle cucine di casa, si bolliva il latte e si faceva raffreddare per tutta la notte, al mattino nel retro del cortile si raggelava con ghiaccio e sale e si caricava su carrettini che giravano. Se la distribuzione procedeva a rilento, era poi riciclato in biscotti da gelato.

I primi suonatori ambulanti di Picinisco a piedi in Inghilterra (1867-1873):

Picinisco /Sora (1° tappa) Frosinone (2° tappa) Roma (3° tappa) Civitavecchia (4° Tappa) … D’Ambrosio Antonio (13 anni) con i due zii Daviduccio e Carminieglio dalla contrada dei Ciacca, con una scorta di cibarie a base di pane e formaggio pecorino/ zampogna e piffero a tracolla via verso Sora. Non avevano soldi per un viaggio in treno e poi Civitavecchia – Marsiglia col battello e a piedi per Parigi e fino a Dunkerque, Poi battello per Londra.

Il ritorno ai Ciacca. Al declinare dell’estate (dopo aver girato per Londra e città come Leicester e Bristol) fecero a ritroso il percorso già fatto, preoccupati di due cose: riportare in famiglia il gruzzoletto di 6 sterline = lire 150 (6 sterline inglesi) e di giungere per il tempo della vendemmia ai Ciacca. A marce forzate bruciando le tappe ci misero 84 giorni. 

 

Una successiva comitiva di suonatori ambulanti bloccata a Parigi dalla guerra franco-Prussiana – Alcuni di loro scambiati per spie (1870-1871)

Incoraggiata dal successo della prima comitiva, due anni dopo (1870) partiva una seconda comitiva più numerosa di suonatori ambulanti, capitanata da Antonio D’Ambrosio e i suoi due zii. Si andò bene fino a Marsiglia. Qui la raggelante notizia il 17 luglio 1870, la Francia nonostante fosse impreparata, dichiarava guerra alla Prussia. Per la Francia il conflitto fu disastroso. A Sedan crollò non solo l’esercito Francese, ma anche il Secondo Impero Napoleonico. Lo stesso Napoleone III cadde prigioniero e andò a deporre la spada nelle mani di Guglielmo I. Parigi fu cinta d’assedio e dopo qualche mese dovette capitolare.

Durante l’accerchiamento la nostra comunità si avvicinò alle linee Prussiane assedianti per cercare un varco ed andare oltre alla volta di Dankerque ma due di loro, il D’Ambrosio e Pasquale Riozzi furono presi dalle pattuglie tedesche e scambiati per spie. Dopo 8 mesi di prigionia furono liberati e tornarono a Picinisco, il resto della comitiva raggiunse a stento il Regno Unito.

Terza Comitiva a piedi per l’Inghilterra (1873)

 Il D’Ambrosio, tornandosene a Picinisco dopo 8 mesi di prigionia alle porte di Parigi per colpa della Prussia aveva solennemente giurato che non avrebbe più messo piede né in Francia né in Gran Bretagna ma poi a poco a poco “sbolliti” quei furenti risentimenti, sollecitato anche da parenti ed amici “ cambiò parola” e fu così che si unì ad un gruppetto di persone deciso questa volta a rimanere in Gran Bretagna. Stesso itinerario a piedi e col battello. Fece da garzone, poi per due anni andò in giro con organetto. Con un gruzzolo di 100 ducati ritornò in Italia e dopo 6 mesi riparti per l’Inghilterra, riuscendo con i fratelli ad acquistare una locanda e fece il gelato fino a tarda età.

Zampognari di Picinisco, Villa Latina e Cardito per le vie di Londra (!870-1880)

In tale periodo da questi paesi solevano partire per l’Inghilterra gruppi di zampognari con le rispettive famiglie, esibendosi per le vie di Londra. Gli uomini suonavano, le donne vendevano piccoli articoli (pettini, fiammiferi) i piccoli che apparivano gracili e malvestiti (stringevano) il cuore dei londinesi, specie delle signore. Al tramonto solevano radunarsi sotto il Big Ben per fare il bilancio della giornata. Si racconta che i tre gruppi di zampognari si esibirono anche davanti alla Regina Vittoria, che amava il suono delle zampogne, poiché molto simile a quello delle cornamuse scozzesi. Ed essa donò loro anche un orologio d’oro.

Modelli di artisti inglesi

Più stabile e redditizia fu l’occupazione di alcuni nostri concittadini che trovarono lavoro nel posare da modelli negli studi privati di artisti inglesi anche famosi e presso rinomate scuole d’arte. Tra questi mio nonno Giacinto Antonelli.

Giacinto Antonelli

Intorno al 1882 parti con la consorte Emilia per Londra e si sistemò nel distretto di Hammersmith. Lui, grazie ad alcune attitudini fisiche, ricercate dagli artisti inglesi, ben presto trovo impiego presso studi privati di pittori e scultori della grande città.

Tra i quadri d’autore, nei quali il nonno aveva posato come modello, ne prediligeva uno “ La ruota della fortuna” di Sir Edward Burne-Jones (1833-1898).

Edward Burne-Jones, La ruota della fortuna, 1883

 

Ne riportò una stampa dell’epoca e che ancora si conserva tra i cimeli di famiglia. Nella “Ruota” egli è ravvisabile nel personaggio al centro (il Re con lo scettro), mentre per la figura della fortuna posava Maddalena Mella di Villa Latina, sua compagna di lavoro.

Il quadro fu esposto a Parigi dal 1891 al 1896. Oggi si conserva nella biblioteca di Hammersmith (MUSEO D’ORSAY PARIGI) Il disegno è un magnifico esempio di quanto Sir Burne-Jones debba a Michelangelo (ed è nel contempo opera capitale del movimento dei preraffaelliti).

Picinisco 24/01/2017 Mons. D Dionigi Antonelli

 

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