di GIAN ANTONIO STELLA Corriere della Sera Venerdi 15marzo 2013

 

Per i “gauchos”erano solo degli intrusi. Da questa storia viene il nuovo Papa.

C'era chi per stupire i parenti mandava la réclame del macchinone appena comprato «che ci staremmo su in dieci» e chi l'elenco dei buoi, delle scrofe e delle galline e chi ancora si faceva fotografare in groppa a uno struzzo. Ma non c'è figlio di emigranti che sia salito in alto quanto Jorge Mario Bergoglio.

Sigillo finale a un legame tra l'Italia e l'Argentina strettissimo. Di ostilità. Di fiducia. Di amore. E per metà italiano, quel popolo che ha regalato a Roma il suo nuovo vescovo. Figli di italiani erano Juan Jose Castelli, il leader della Rìvoluzione di Maggio che avviò il processo irredentista e suo cugino Manuel Belgrano, il padre della bandiera argentina, e Bartolomé Mitre che guidò i battaglioni italiani nella guerra d'indipendenza E italo - argentini sono scrittori come Ernesto Sabato, grandi musicisti del tango come Osvaldo Pugliese e Astor Piazzolla, calciatori come Antonio Valentin Angelillo, Ornar Sivori e Leo Messi, mitici piloti automobilistici come Juan Manuel Fangio, industriali come Agostino Rocca. Per non dire di sei presidenti della Repubblica (Carlos Pellegrini, Arturo Frondizi, José Maria Guido, Arturo Umberto lllia, Raul Alberto Lastiri, Héctor José Campora) e, purtroppo, di alcuni degli esponenti della gìunta militare protagonista della stagione infame dei «desaparecidos». Fu durissimo, per molti, l'inserimento. Dice tutto una copertina del grande Achille Beltrame sulla Domenica del Corriere nel febbraio 1908: «uno vinti della vita: arrivo a Genova di emigranti impazziti nella Repubblica Argentina». Lo ricorda anche il ritornello rabbioso di una canzone tosta e bella, «Mannaia all'ingegneri», di Otello Profazio. Dove assieme al Venezuela (emegghiu 'a pesti e lu culeral») e al Canadà «<disgraziatu a cu' cci va!») viene urlata un'altra invettiva disperata: «Argentina: a cu' tutti e a cu' ruvinal». Fu molto ostile, in certi momenti, il paese della pampa che ammassava i nostri nonni all'Hotel des Inmigrantes di Buenos Aires, dove venne smistato con ogni probabilità anche il padre del futuro Papa Francesco sbarcato nel 1929 dal «Giulio Cesare». E già chi sbarcava poteva dirsi fortunato.

Molti non arrivarono mai nella terra agognata.
Come i passeggeri affogati nel- naufragio nel 1880, davanti a La Plata del vapore «Ortigia»: 149 morti. O quelli che viaggiavano sul «Sudamerica», che si inabìssò nelle stesse acque nel 1888 con un carico di 80 anime. O ancora quelli che nel 1927 erano imbarcati sul «Principessa Mafalda» e dopo otto guasti al motore e un viaggio da spavento con la nave sempre più storta «<L'inclinazione era tale che la mattina non potevamo appoggiare la tazza con il caffelatte perché si sarebbe rovesciata», raccontò una superstite, Flora Forciniti) Furono inghiottiti dal mare davanti alla costa brasiliana: 657 morti. Parte recuperati, parte sbranati dagli squali come il ventenne Giovanni Fasano.

Viene da quella storia lì, il nuovo Papa. Una storia di successi e di lutti, di luci e di ombre. Come la «tratta delle bianche» di cui scrisse la baronessa di Montenach spiegando che nei bordelli locali c'erano «2200 creature disonorate, vittime di speculatori, che vivono ammonticchiate in una sola strada della capitale argentina, e purtroppo in gran parte italiane». O le ondate di razzismo contro i «papolìtanos», nomignolo insultante che metteva insieme papponi e napoletani, razzismo che spinse alla fine dell'Soo l'ambasciatore Francesco Saverio Fava a spedire a Roma una lettera con <<d'elenco dei Sudditi Italiani assassinati nella Repubblica Argentina dal mese di luglio a quello di dicembre 1880 da
pubblici funzionari e da privati».
Un elenco lunghissimo, che in soli sei mesi contava già 30 morti. E che spinse il diplomatico a suggerire una conta mensile dei nostri nonni ammazzati. Un'idea che, da sola, testimonia come dovessero essere assai numerosi.

E come dimenticare la strage di Tandil, nella pampa a sud della capitale? Era il primo gennaio 1872 e i gauchos (cioè i mandriani in genere indios o meticci) sempre più astio si verso gli immigrati europei che «rubavano» loro il lavoro, accorsero furenti all'appello lanciato da un avventuriero, Gerénimo de Solané, che si era dato il nome di «Tata Dìos» fondando una specie di setta papalina in guerra contro «i franco-massoni». La spedizione punitiva contro gli «intrusi» finì in una mattanza: 36 morti. Tra i quali diversi italiani.

 

  Il Giulio Cesare. La nave su cui ha viaggiato Mario Bergogliopadre di Sua Santità Papa Francesconel 1929. Il papà del Pontefice salpò alla volta di Buenos Alres da GenovaLa foto è conservata negli archivi del Museo del mare 'di Genova (Ansa/Museo del Mare/Zennaro) Fu fortunato. Due anni prima si era inabissato il “Principessa Mafalda”.  

 

 

Belgrano e la bandiera.

Manuel Belgrano (1770-1820) fu un celebre condottiero e l’ideatore della bandiera argentina