Il giovanotto era ancora adolescente. Indossava una camicia bianca buona e un paio di pantaloni di fustagno leggero stirati alla meglio, ma pulitissimi e dignitosi, tutto azzimato per i tempi, capelli umidi per una scriminatura perfetta. Si avviava per viottoli, sentieri e brevi tratti di strada carrabile sterrati verso Casalvieri.

Già alle prime ore di giorno era partita dal campanile della chiesa la prima scampanata che aveva raggiunto, anche se flebilmente, tutte le contrade del paese e un pizzico di emozione lo accompagnava. Si doveva fare quasi quattro kilometri se azzeccava tutte le accorciatoie, altrimenti la distanza cresceva. Ogni tanto si sentiva in lontananza una salve di botti che sembrava gli desse più lena. Giunto dopo poco più di un’ora nei pressi del casino Baccari, si fermava, sedeva su un tratto erboso per non sporcarsi. Con un fazzoletto, tolto dalla tasca posteriore sinistra dei pantaloni, si puliva i piedi, per fortuna non pioveva da un paio di settimane e tutti i viottoli erano asciutti, infilava i calzini che portava sulla tasca posteriore destra, dava un’ultima gomitata di spazzola sulle scarpe che per tutto il tragitto si era portato al collo legate dai lacci, e finalmente calzava quelle scarpe nuove di vernice che dovevano durargli tutto l’anno e anche di più. Proprio per non sporcarle si era fatto il percorso a piedi nudi. Ora poteva fare il suo ingresso a Casalvieri, tuffarsi nella folla allegra come sognava dall’anno precedente, avvicinarsi al venditore di fusaglie, al venditore di palloncini, incontrare qualche compagno di scuola, avviarsi verso la messa cantata di mezzogiorno ed occupare il suo posto nella processione del santo per le strade del paese, mentre la gragnuola dei botti si faceva impressionante per potenza ed intensità, e poi la gente, quanta gente …

Per Sant’Onorio anche dieci kilometri si sarebbe fatto … anche se si chiamava Pasqualino…

Festeggiamenti di S.Onorio 1970

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