di Onorio Colucci 

Vedrai, disse il mio amico Sandro. “Te ne pentirai!”.  “Beato te, sarai felicissimo!”, disse sua sorella Patrizia.

Era l'aprile del 1970 ed ero un ragazzino di dodici anni che cresceva nella frazione di Ranno, in campagna, appena fuori dal paese di Casalvieri.  In quella soleggiata giornata di primavera ero andato in cerca di asparagi selvatici con l'amico Sandro e sua sorella. Ci siamo diretti nelle vicinanze di un luogo assolato famoso per gli asparagi, zona Mercante, sulla strada per il paese. Mentre cercavamo gli asparagi tra i cespugli, discutemmo del grande cambiamento che presto sarebbe arrivato nella mia vita: tra qualche settimana mia madre, la nonna paterna ed io saremmo partiti per andare a Windsor, in Canada, per raggiungere mio padre che viveva lì per motivi di lavoro. La differenza di opinione tra Sandro e sua sorella riguardava quel che mi attendeva in Canada.

Mentre ora si avvicina il cinquantesimo anniversario del mio arrivo in Canada, ripenso a quel giorno a Mercante e mi chiedo quale dei miei amici avesse ragione sulla natura di ciò che mi aspettava.

Per rispondere in modo significativo a questa domanda è importante guardare sia avanti che indietro rispetto a quel giorno.

Sono nato a Casalvieri (via Ranno) nel 1958, figlio unico di Domenico Colucci e Natalina D'Andrea. Anche i miei genitori sono nati entrambi a Casalvieri. Mio padre nella frazione di Ranno, dove il cognome di quasi tutti era Colucci (compreso il padre del noto comico francese Coluche, anch'egli nato a Ranno e probabilmente un lontano parente). Mia madre veniva dalla vicina frazione di Sorelle. Tutti i miei nonni, bisnonni (e non solo, per quanto ne sappiamo) erano nati a Casalvieri.

Questa zona della Val Comino è incredibilmente bella, ma nella mia giovinezza era economicamente povera. Praticamente tutta la gente, compresa la mia famiglia, lavorava la terra come contadini. Tuttavia, le scarse infrastrutture di trasporto e gli appezzamenti di terreno dispersi rendevano la vita difficile. Questo ha portato molti abitanti della zona a emigrare in cerca di una vita migliore.

Il ciclo dell'emigrazione nella mia famiglia è iniziato nel 1920 con mio nonno, Onorio Colucci. Poco dopo essere stato congedato dall'esercito italiano dopo la prima guerra mondiale, e appena dopo aver sposato mia nonna Antonia Fasanini, raggiunse la sorella Luisa e la sua famiglia a Detroit, negli Stati Uniti, per circa un anno in cerca di lavoro.

Cartolina di mio nonno in viaggio verso Detroit (USA) alla moglie.

Tornato a Casalvieri, lui e mia nonna sono andati a lavorare a Parigi per un po' di tempo (dove vivevano all'epoca suo fratello maggiore Luigi e sua moglie Annunziata e i loro tre figli). Successivamente tornò altre volte a Detroit, l’ultima volta nel 1932 per qualche anno. Infatti si trovava ancora negli Stati Uniti quando nel 1933 i suoi genitori, Pasquale Francesco Colucci e Isabella Pagnani, morirono entrambi nello stesso giorno per cause naturali (mia nonna mi raccontava che lui diceva: aspettami Isabella che stò per venire anch’io!). Purtroppo, era la seconda volta che si trovava all’estero quando accadeva che morisse qualcuno di famiglia. Già era accaduto con Adelina, la sua giovanissima figlia, morta mentre lui si trovava a Detroit, durante un altro viaggio (nel 1926, mi sembra). Un dolore che si aggiungeva a quello della scomparsa poco dopo la nascita del figlio primogenito Antonio. Questi sconvolgenti eventi ci fanno ricordare le tristi realtà affrontate dagli emigrati in quell’epoca quando un viaggio durava sette giorni e i metodi di comunicazione non erano certo quelli di oggi.

Come è noto, gli anni immediatamente successivi alla seconda guerra mondiale sono stati particolarmente difficili in Italia. Questo fu il motivo che nel 1950 portò mio padre, allora ventiduenne, a seguire le orme di suo padre in cerca di lavoro. Aveva sperato di andare anche lui a Detroit, dove viveva ancora sua zia, ma non riuscì a ricevere l’autorizzazione per entrare negli Stati Uniti. Per questo motivo scelse Windsor, in Canada, che si trova proprio dall'altra parte del fiume Detroit rispetto alla città di Detroit. Questo gli ha permesso di essere abbastanza vicino a sua zia, l'unica persona che conosceva nella zona. Mio nonno Onorio lo raggiunse a Windsor un paio d'anni dopo, prima che entrambi tornassero a Casalvieri nel 1956.
Mio nonno Onorio quando stava a Windsor con mio padre. Il camioncino della loro ditta edile.

I miei genitori si sono sposati nel 1957 ed io sono nato un anno dopo. Quando avevo un anno e mezzo nel 1959, mio padre tornò a Windsor con l'intenzione di lavorare lì ancora qualche anno per risparmiare un po' di soldi prima di tornare per rimanere definitivamente in Italia.

Abitavo nella casa in cui sono nato insieme a mia madre e i nonni paterni. La casa era stata costruita dal fratello di mio nonno, Luigi, con i risparmi di quando lavorava a Parigi. Luigi e sua moglie avevano tre figli, ma purtroppo sono morti tutti giovani e cosi hanno lasciato la casa a mio padre, loro nipote.

Mio cugino Onorio Fanelli, anche lui figlio unico, aveva solo quattro settimane più di me e viveva nella nostra casa ancestrale nelle vicinanze. Nelle mie foto da bambino siamo spesso insieme, vestiti da gemelli. Eravamo molto legati, come fratelli. Mio cugino, che purtroppo è nato con una disabilità progressiva, è emigrato a Windsor con i suoi genitori nei primi anni Sessanta.

Io con mio cugino Onorio Fanelli a sinistra

Dopo che mio cugino è partito per il Canada e mi sono fatto piu grande, ho conosciuto Arseno Vitti, che viveva vicino a casa nostra, e lui è subito diventato il mio migliore amico. Eravamo entrambi grandi tifosi dell'Inter negli anni in cui, guidata da Sandro Mazzola, vinceva molti campionati. Tutto ciò che serviva era un fischio per avvisarci a vicenda di andare a giocare. Che si trattasse di giocare a calcio, di fare archi e frecce o fionde, o di scambiare i nostri amati fumetti (Tex, Capitan Miki, Blek, Comandante Mark, Zagor) ogni giorno sembrava portare felicità e senso dell'avventura.

Anche i miei nonni materni, Salvatore D'Andrea e Arcangela Minicilli vivevano nelle vicinanze. Ricordo con affetto le mie visite. Ogni volta che andavo a trovarli, mia nonna mi dava del cioccolato. Inutile dire che ci andavo spesso! La domenica, dopo la chiesa e il pranzo, raggiungevo mio nonno Salvatore (in zona lo chiamavano tutti Barbanera) a Sorelle, dove gli uomini del borgo giocavano a bocce sulla strada sterrata. Era un bravissimo giocatore e divideva sempre con me le sue vincite (cioccolatini o anche birra, a seconda del premio della giornata).

Nel 1962, quando avevo quattro anni, mio padre tornò per una breve visita a sorpresa insieme a sua cognato Antonio Rea. Ricordo ancora come se fosse ieri che stavo giocando davanti a casa nostra quando quel giorno arrivò una macchina e uscirono fuori due uomini e uno dei due mi chiese dove fosse mio padre. Ricordo vividamente la sua felicità quando, dopo averlo riconosciuto dalle foto, gli dissi: "È in Canada, ma credo che sia tu!".

 Con i miei genitori prima che mio padre tornasse a Windsor

La volta successiva che vidi mio padre fu nel 1966 quando purtroppo mio nonno Onorio morì improvvisamente. Rimase circa sei mesi e prima di partire comprò una macchina per mia madre che divenne una delle prime donne della zona a guidare. Anche se ero triste per la morte di mio nonno, ero anche felice di avere la prima vera possibilità di conoscere mio padre in quei sei mesi.

La vita sembrava molto più semplice a quei tempi, anche se forse in parte perché ero ancora un bambino senza le responsabilità dell'età adulta. Anche se più semplice, la vita era anche più difficile sotto molti aspetti. Mia madre e i miei nonni lavoravano lunghe ore nei campi prima di tornare a casa al tramonto per occuparsi degli animali e poi preparare la cena. Avevamo una macchina (dal 1966) e un televisore (ordinato da mio padre dal Canada presso il negozio Ianni di Casalvieri per il mio quarto compleanno nel 1962). Non avevamo però quelli che oggi sono considerati beni di prima necessità: l'impianto idraulico interno, il telefono, il frigorifero o il riscaldamento centrale in inverno (il nostro riscaldamento consisteva nel riscaldare un mattone nel camino per poi avvolgerlo in una coperta prima di portarlo a letto per la notte). Ma questo era comune a quasi tutti nella zona, quindi non ci sentivamo poveri. Tutto ciò che mancava economicamente era più che compensato dal bellissimo ambiente, dalle amicizie e dal senso di amore nella famiglia.

Essendo in una fattoria c'era molto lavoro da fare. Con l'avanzare dell'età avevo delle faccende da sbrigare, per lo più nell'aiutare nella custodia degli animali. Portare le nostre mucche al pascolo e tenerle d'occhio mentre pascolavano era una cosa che facevo spesso (e a volte ero così preso dalla lettura dei miei fumetti che quando alzavo lo sguardo sulle mucche non c'erano più e dovevo correre a cercarle!).

Per quanto riguarda gli studi, per le elementari ho frequentato una piccola scuola di due aule a Sorelle. L'anno prima di emigrare ho iniziato la scuola media a Casalvieri in un edificio annesso alla chiesa principale. La scuola mi piaceva e in generale me la cavavo abbastanza bene.

Scuola elementare di Sorelle nel 1966

Nel complesso, a parte la lontananza da mio padre, la mia infanzia a Casalvieri è piena di bei ricordi. Era naturale allora che all'avvicinarsi del giorno della partenza, ero certamente triste dover lasciare i miei amici, i nonni materni, altri parenti e persino il mio cane Pappuccio. Ma allo stesso momento ero contento di ricongiungermi con mio padre, con mio cugino Onorio e con altri familiari ormai emigrati in Canada.

Mia madre, mia nonna ed io lasciammo Casalvieri la mattina presto del 6 maggio 1970 (cinquant’anni dopo che mio nonno Onorio era partito la prima volta per gli Stati Uniti) e arrivammo a Windsor la sera tardi dello stesso giorno.

A differenza di quando mio padre era arrivato a Windsor vent'anni prima, c'erano ormai molti parenti in Canada e ci hanno dato un'accoglienza molto calorosa. Le due sorelle di mio padre, Rosa (con suo marito Guido e mio cugino Onorio Fanelli) e Filomena (con suo marito Antonio e mio cugino Loreto Rea) vivevano a Windsor. Inoltre, quando siamo arrivati nel 1970, anche due fratelli di mia madre, Onorio e Antonio e due delle sue sorelle, Assunta e Anna, erano emigrati in Canada e vivevano a Toronto con le loro famiglie, inclusi i miei cugini Maria ed Ennio Carlesimo e il neonato Salvatore D’Andrea). Anche loro ci hanno dato un caloroso benvenuto e iniziammo a scambiarci le visite, anche se le due città sono a quasi quattro ore di macchina l'una dall'altra.

Mio padre lavorava in proprio nell'edilizia. Mia madre ha iniziato a lavorare in una fattoria quattro giorni dopo il nostro arrivo. Durante la stagione dei pomodori, mia madre, mia nonna ed io andavamo a raccogliere i pomodori per i contadini fuori città. Era un lavoro duro doversi piegare tutto il giorno per raccogliere i pomodori. La paga era di trenta centesimi per ogni cesto riempito e bisognava essere veloci se si voleva guadagnare un salario ragionevole. Mia madre, che è sempre stata una gran lavoratrice, era molto veloce. Anche mia nonna Antonia, che ormai aveva settanta anni, era molto veloce. Erano entrambe molto più veloci di me. Allora decisi che era meglio andare ad aiutare mio padre nelle costruzioni, perché era molto più facile per la mia schiena e per il mio ego!

Mia zia Rosa e mio zio Guido alla raccolta dei pomodori, lavoro che ho fatto anch'io con mia madre e mia nonna.

All'inizio della scuola, a settembre di quel primo anno, avevo imparato abbastanza inglese da andare avanti, così mi hanno messo al secondo anno delle medie senza dover tornare in una classe inferiore. A scuola ho conosciuto nuovi amici e l'interazione con loro mi ha aiutato a perfezionare il mio inglese abbastanza velocemente. Cinquant'anni dopo, Leonardo Caro, un compagno di classe di quel primo anno di scuola in Canada, i cui genitori sono nati in Sicilia, rimane uno dei miei migliori amici. Due anni dopo essere arrivato in Canada, ho finito le scuole medie e ho iniziato il liceo. Ho continuato ad aiutare mio padre nell'edilizia quando potevo e il sabato lavoravo anche per un negozio di alimentari.

Quando ho finito la scuola superiore mi sono iscritto all'Università di Windsor. Per un breve periodo ho frequentato la facoltà di legge. Tuttavia, non mi piaceva quella materia, così sono passato a Economia e Commercio. Mentre frequentavo l'università ho lavorato il fine settimana nella fabbrica Chrysler di Windsor che produceva furgoni. Quel reddito mi ha aiutato a finanziare i costi dell'università e mi sono laureato nel 1982 con una specializzazione in ragioneria.

Dopo aver finito l'università, sono stato assunto da una società di contabilità (KPMG) e ho lavorato con loro per due anni. Nel settembre 1984 ho lasciato la KPMG per lavorare per il Comune della città di Windsor. Da allora sono rimasto con il Comune ed è stata una carriera molto gratificante. Ho iniziato come contabile, poi ho lavorato come revisore interno, direttore finanziario e per gli ultimi quattro anni nella posizione di direttore dell’amministrazione.

Consiglio Comunale a Windsor

Durante gli ultimi trentacinque anni al municipio, ho lavorato con molti colleghi, che ormai sono diventati cari amici. Molti di loro sono di origine italiana e le loro radici coprono quasi tutte le regioni d”Italia dalla Sicilia fino al Friuli. Alcuni colleghi, e non solo quelli di origine italiana, sono persino venuti a trovarmi durante le vacanze a Casalvieri e parlano sempre della bellezza della Val Comino. Ho intenzione di andare in pensione l'anno prossimo e spero che questo mi permetta di trascorrere più tempo in Casalvieri.

Per quanto riguarda le questioni più personali, nel 1988 ho sposato Colette Champagne, una brava e simpatica donna franco-canadese con la quale ho avuto tre bellissimi figli: David, Natalie e Lidia.  Purtroppo il nostro matrimonio si è sciolto dopo undici anni, ma nonostante ciò siamo rimasti in rapporti cordiali e abbiamo sempre lavorato insieme per il bene dei nostri figli. Dal giorno in cui sono nati, i miei figli sono sempre stati l'amore della mia vita. Ormai sono cresciuti e sono tutti autonomi di casa, ma vivono e lavorano ancora a Windsor e se la cavano bene da soli. Crescendo, io e i miei genitori abbiamo parlato con loro in italiano, e la loro madre ha parlato con loro in francese, così tutti parlano abbastanza bene l'italiano (o almeno il dialetto casalvierano) oltre all'inglese e al francese. Amano l'Italia, proprio come il loro padre, e ci sono stati tre volte.  Uno dei momenti salienti della mia vita è stato il primo viaggio dei miei figli in Italia, in corrispondenza dei Mondiali di calcio del 2006. Mi sono sentito così fortunato di poter festeggiare con loro nel mio paese natale per la vittoria della nazionale italiana.

Con mia madre ed i miei figli

La notte magica della vittoria della Coppa del mondo del 2006. I miei figli per la prima volta in Italia a dx con mio zio e padrino Onorio Paolini ed i cugini Mauro e Valentina 

Da molto tempo ormai mi sento ben inserito nella cultura canadese anche se penso che la propria cultura e il proprio background influenzano le relazioni più di quanto si possa a volte pensare. Questo sembra manifestarsi nelle mie amicizie, visto che non tutti ma molti dei miei più cari amici sono di origine italiana, anche se nati in Canada. In questo stesso senso, è anche interessante notare che la mia ex moglie si è risposata con un franco-canadese, mentre io, da quasi venti anni, ho una compagna di origini italiane, Ivana Liegghio. Più esattamente, la madre di Ivana era di Atina e il padre di Casalvieri. Anche se Ivana è nata in Canada, ha vissuto da bambina per un breve periodo a Casalvieri, poiché i suoi genitori erano tornati a vivere lì per qualche anno.

Ivana e Onorio a Casalvieri nel 2016

Per quanto riguarda la mia città adottiva, Windsor è la città più a sud del Canada e questo rende il nostro clima mite per gli standard canadesi. Siamo una città di medie dimensioni con 220.000 abitanti, quindi è abbastanza facile muoversi rispetto a città più grandi come Toronto. Eppure siamo situati proprio dall'altra parte del fiume rispetto a Detroit, che ha una popolazione metropolitana di circa quattro milioni di abitanti e che ci permette di accedere a tutto ciò che solo una città molto grande può offrire, comprese le maggiori opportunità di lavoro.

Windsor a dx e Detroit a sx

Come immigrato, mi sono sempre sentito benvenuto. Windsor ha molte istituzioni che si occupano della cultura e della vita italiana. La Chiesa di Sant'Angela Merici, il Ciociaro Club, il Caboto Club, il Fogolar Furlan Club, ecc. Purtroppo, negli ultimi anni alcune di queste istituzioni stanno iniziando ad affrontare delle sfide e dovranno evolversi in quanto la generazione più anziana continua a diminuire e ci sono pochissimi nuovi immigrati che vengono dall'Italia per sostenere le istituzioni. I prodotti alimentari italiani, che erano molto scarsi e difficili da trovare quando mio padre arrivò nel 1950, sono ora in ogni negozio. I ristoranti italiani sono ovunque. A Windsor si può vivere una vita canadese moderna pur mantenendo i legami culturali con la nostra terra natale che sono importanti per molti di noi. I moderni mezzi di comunicazione, i social network, e i canali televisivi italiani aiutano molto anche in questo senso, perché siamo in grado di mantenere facilmente uno stretto contatto con la realtà, con gli amici e con i parenti in Italia. Molti sono i passi in avanti rispetto ai tempi dell’emigrazione di mio nonno e di mio padre.

Anche se sembra impossibile, sono passati cinquant'anni da quella discussione con i miei amici mentre raccoglievo gli asparagi a Mercante. Quindi, col senno di poi, chi aveva ragione su cosa mi aspettava in quel momento? Aveva ragione Sandro quando diceva che mi avrei pentito di lasciare Casalvieri? O aveva ragione sua sorella Patrizia quando diceva che ero fortunato ad andare a Windsor e che sarei stato molto felice?

Ripensandoci, credo che avessero entrambi ragione.

Sandro aveva ragione nel senso che sicuramente mi sono mancati i miei amici, i nonni materni e gli altri parenti che ho lasciato. Aveva ragione nel senso che mi mancava la rassicurante sensazione di continuità che si prova vivendo nella stessa zona dove avevano vissuto tutti i miei antenati. Aveva ragione nel dire che mi mancavano le montagne e la bellezza generale della Val Comino. Aveva ragione nel dire che mi mancava lo stile di vita meno stressante.

D'altra parte anche Patrizia aveva ragione sotto molti aspetti. Venendo in Canada mi sono ricongiunto con mio padre per 34 anni prima che morisse nel 2004. Mi sono ritrovato con mio cugino Onorio, che era come un fratello per me da bambino, anche se purtroppo è morto alla giovane eta di 34 anni. Mi sono riunito con gli altri parenti trasferitisi anche loro in Canada. Ho potuto approfittare delle opportunità formative del mio Paese d'adozione, diventando il primo laureato della mia famiglia, e questo mi ha permesso di intraprendere una carriera professionale soddisfacente.

In sintesi, amo l'Italia come il luogo della mia nascita e la terra dei miei antenati; per la presenza di molti amici e parenti che mi trattano così bene ogni volta che ritorno; per la sua incredibile bellezza, cultura, storia e cibo. Sono sempre entusiasta di tornarci il più spesso possibile. Amo il Canada per aver accettato un giovane immigrato senza discriminazioni, per essere il paese di nascita dei miei figli e per aver premiato il duro lavoro della mia famiglia e di altri immigrati. In altre parole, amo entrambi i Paesi ed entrambi hanno contribuito a formare la persona che sono oggi.

Da dx Ivana, Io, Mamma, Lidia con il suo ragazzo Robert, Nathalie, Danielle la ragazza di David

Tuttavia, se l'Italia e il Canada si incontreranno un giorno nella finale della Coppa del Mondo di calcio, farò il tifo per l'Italia. In alcune questioni, bisogna seguire il proprio cuore.

Onorio Colucci

 

ALBUM DI FAMIGLIA

Mio nonno Onorio Colucci, soldato della 1 guerra mondiale.

Al centro seduta mia nonna Antonia Fasanini. Siamo nel 1921, un anno dopo il suo matrimonio. A sx sua sorella Francesca, a dx sua cognata Maria, al centro una cognata di Francesca.

Colucci Luigi e famiglia, fratello di mio nonno Onorio e costruttore della casa dove sono nato. Aveva raggiunto Parigi.  

Mia nonna Arcangela Minicilli con mia madre Natalina a dx e mia zia Assunta a sx, circa 1935

La mia bisnonna Annunizta Paolini, madre di mia nonna Arcangela

Matrimonio dei miei genitori. Mio bisnonno, Antonio D'Andrea, a destra.    

Si andava a piedi in Chiesa a Roselli e si tornava a casa per festeggiare 

Gennaio 1967, la mia Prima Comunione, con genitori, nonni, zii, cugino e il mio Padrino Onorio Paolini.

Primi mesi in Canada, con mio cugino ed amico d'infanzia Onorio Fanelli

Maggio 1979. Il mio primo ritorno in Italia con mia madre e nonna Antonia e con i nonni Salvatore e Arcangela

Squadra di calcio del mio Liceo. Io sono in ginocchio al centro con gli occhi chiusi.

Con i miei genitori al mio matrimonio.

Con la mia compagna Ivana, i genitori e i figli al matrimonio di mia cugina Angela d'Andrea a Toronto

La famiglia al completo al Matrimonio di Vanessa la figliola di Ivana

Al matrimonio di Vanessa, la figlia di Ivana

Con il Sindaco Drew Dilkens e il nostro tesoriere Joe Mancina (di origine calabrese) per la conferenza stampa per la presentazione del piano finanziario del 2020

Strutture del Ciociaro Club di Windsor

 

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